TORNA IL FILM BALNEARE
Sul set di Un'estate al mare ho fatto una chiacchierata, per motivi professionali, col regista Carlo Vanzina. Come si sa, lui e il fratello Enrico sono figli d'arte: il padre era Steno (Stefano Vanzina), già sodale di Mario Monicelli (i due all'inizio della carriera di registi firmavano a quattro mani) e attivo artigiano del cinema italiano fra il 1949 e il 1982. Dei fratelli Vanzina si è detto tutto e il contrario di tutto. Certamente prolifici, anche se a tratti discontinui, a me i Vanzina sono simpatici. Basti citare due piccoli classici come Vacanze di Natale e Sapore di mare. Privi di qualsiasi spocchia autoriale, quando si sono messi a fare sul serio, hanno dimostrato di essere capaci di confezionare dignitosi prodotti medi, valgano gli esempi di Tre colonne in cronaca e Il pranzo della domenica, due film riusciti.
Carlo Vanzina non si vergogna di fare del cinema umile e popolare; conversando con lui ho scoperto – ma lo sapevo già – che è un ottimo conoscitore del cinema italiano, in particolare della commedia. Evidentemente l'imprinting di papà Steno, le estati a Castiglioncello negli anni Sessanta, l'assidua frequentazione delle sale si ritrovano nel citazionismo che pervade i film della ditta Vanzina. Durante quelle vacanze a Castiglioncello, non appena conquistata la patente di guida, i Vanzina Brothers hanno cominciato a venire in Versilia per passare delle serate memorabili alla Bussola di Focette e alla Capannina di Franceschi. Ricordi poi travasati in Sapore di mare, nella fiction televisiva Anni '60 e – presumibilmente – anche in questo Un'estate al mare. Stavolta l'intento dichiarato è riesumare un genere, quello del film balneare, che ha avuto precedenti illustri anche qui in Versilia. Fra l'altro Carlo Vanzina si è dimostrato preparatissimo anche sui film di spiaggia girati a Viareggio e dintorni. Ricordiamone qualcuno.
GUENDALINA IN VACANZA. Citando di sfuggita La canzone dell'amore del 1930 e La famiglia Brambilla in vacanza (1941), film con sequenze “balneari” che coinvolgono Viareggio, il primo titolo che mi viene in mente è Guendalina, girato nel 1956 tra Viareggio e Forte dei Marmi e uscito nel 1957. Sarebbe riduttivo definirlo un film balneare, anche perché dietro la macchina da presa c'è un autore sensibile e preparato come Alberto Lattuada. Si vede bene Viareggio nello splendore degli anni Cinquanta.
LA VITA DIFFICILE DI ALBERTONE.
Un capolavoro di Dino Risi (me lo ha ricordato anche Carlo Vanzina) mostra la spiaggia e i locali notturni dell'inizio degli anni Sessanta. E' Una vita difficile (1961), con uno strepitoso Alberto Sordi che passeggia sulla spiaggia in completo scuro, bracca la moglie separata alla Costa dei Barbari e da Oliviero, porta il figlioletto al pranzo al Santa Monica e sputa sulle macchine che passano sul viale a mare, in un'alba grigia e triste.
CARTOLINE DA VIAREGGIO. Frenesia dell'estate (regia di Luigi Zampa, 1963) è “il” film balneare per eccellenza di Viareggio. Struttura a storie parallele, molta spiaggia, locali notturni, cast memorabile con Vittorio Gassman, Amedero Nazzari, Philippe Leroy, Sandra Milo, Michèle Mercier. Folta pattuglia di sceneggiaturi per un film divertente: ci hanno messo mano Age, Scarpelli, Benvenuti, De Bernardi. Monicelli, Scarnicci e Tarabusi. La Milo fa la bombolonia, quella originale.
LA SANDRELLI 'GIOCA IN CASA'.
Il primo ruolo da protagonista assoluta per Stefania Sandrelli è quello del film La bella di Lodi (1963), di Mario Missiroli, dal libro omonimo di Alberto Arbasino. La bella attrice viareggina se ne sta languidamente distesa al sole sulla spiaggia di Forte dei Marmi prima di vivere un amore contrastato con un meccanico, tra le pinete, i viali a mare e il molo.
SEXY LAURA AL FORTE. Nel 1973 Salvatore Samperi gira Peccato veniale, una versione balneare di Malizia, ambientandola nella Forte dei Marmi degli anni Cinquanta. Con Laura Antonelli, Alessandro Momo, Orazio Orlando e una giovanissima Monica Guerritore. Nelle cabine di legno succedono cose maliziose.
UN AUTORE AL SOLE.
Anche Ermanno Olmi, nel 1974, racconta la vacanza estiva a Forte dei Marmi di una famiglia della buona borghesia milanese. Il film è La circostanza, non è ovviamente una commedia ma parla anche di estate e di spiaggia.
NOSTALGIA ANNI '80. Sapore di mare, regia di Carlo Vanzina, 1982, è un film centrale per il genere, che rilanciò a suo tempo il cinema degli ombrelloni in Italia. I fratelli Vanzina ricostruiscono la villeggiatura a Forte dei Marmi nel 1964, fra Milva e Gino Paoli, i giochi in spiaggia e le danze in Capannina. Con Jerry Calà, Christian De Sica, Marina Suma e Isabella Ferrari. Imprescindibile e inossidabile. Con un seguito ufficiale (Sapore di mare 2 – Un anno dopo, di Bruno Cortini) e una pletora di derivati, fra qui i vari Abbronzatissimi, Rimini Rimini, Stesso mare, stessa spiaggia, eccetera.
MARIO IL BAGNINO.
Parlata fortemarmina, aria da sbruffone dal fondo buono, “una determinata potenza nei bracci”, il bagnino di Giorgio Panariello diventa uno dei protagonisti del film d'esordio alla regia del noto comico, Bagnomaria (1999). Tanta spiaggia fra Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi, due sceneggiatori toscani doc come Benvenuti e De Bernardi, che recuperano da Frenesia dell'estate la mitica figura della bombolonaia. Prima era la Milo, adesso è Manuela Arcuri. Le bombolonaie vere, però, erano molto meno attraenti.
UN NAPOLETANO IN VERSILIA.
Sceglie la vacanza balneare a Forte dei Marmi anche Vincenzo Salemme, attore e regista partenopeo. Nel suo A ruota libera (2000) bellissime in bikini (la Ferilli e la 'solita' Arcuri), bravi caratteristi come Carlo Buccirosso e un improbabile duo di vecchiette (Massimo Ceccherini e Nando Paone in abiti femminili), che fanno il verso a Totò e Peppino.
IL RITORNO DI LEONARDO.
Pieraccioni, che aveva infilato location versiliesi nel film d'esordio, I laureati, torna in riviera nel 2001 con Il principe e il pirata, vicenda on the road in coppia con Ceccherini. A Lido di Camaiore c'è una parentesi balneare, con la notevole Luisa Ranieri e le abituali gag da spiaggia.
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Tra i personaggi più simpaticamente umani di EuropaCinema di quest'anno io indicherei l'attore Mario Adorf, eccellente e preparato interprete di tanti film importanti, anche italiani. Nato in Svizzera nel 1930, è cresciuto in Germania ed è approdato al cinema nel 1954. Nel 1961 ha esordito nel cinema italiano, agli ordini di Luigi Comencini. Il film era A cavallo della tigre. Adorf parla correntemente quattro lingue, ha fatto anche il cantante ed è autore di libri che in Germania si vendono bene. Al suo attivo ha più 180 film, 40 dei quali girati nel nostro paese, che ama moltissimo. Sarà perché il padre era italiano, era il primario di una clinica in Calabria. A questo proposito l'attore ha svelato un retroscena del suo privato che ha colpito il pubblico degli incontri di EuropaCinema. Dunque il padre era il primario di questa clinica, alla fine degli anni 20. Arriva dalla Germania un moderno apparecchio per la radiografia, con un'equipe tecnica che deve metterlo a punto e collaudarlo. Di questo gruppo di lavoro fa parte anche la futura madre di Adorf. Per farla breve, i due si innamorano, e benché il medico sia sposato con prole, avviano una relazione. Quando la donna rimane incinta, il primario le suggerisce di partorire di nascosto in qualche paesino, affidando il neonato a una famiglia di fiducia. "Così potremo andarlo a trovare ogni tanto, per vederlo crescere e aiutarlo". Una soluzione ispirata al perbenismo dell'epoca, che fa inorridire la futura mamma. Se ne va dall'Italia col suo pancione per dare alla luce un maschio in quel di Zurigo. Al bambino viene imposto il nome di Mario (come il padre), mentre il cognome è quello della madre, Adorf. Presto la donna e il bambino devono tornare in Germania, dove il futuro attore viene allevato dalla mamma, con l'aiuto di zia e nonna. "Ho visto solo una volta mio padre - ha raccontato Adorf - avrò avuto una ventina d'anni ed ero curioso di incontrarlo. Ovviamente mia madre me ne aveva parlato, dicendomi che papà avrebbe tanto desiderato un maschio". L'incontro fu breve e impacciato: Mario non sapeva ancora parlare l'italiano, il padre non conosceva il tedesco. Il giovane Mario consegna al genitore italiano una lettera della zia, nella quale si ricapitola ciò che era accaduto dalla 'fuga' di mamma Adorf. Il padre si limita a dare disposizioni a un avvocato perché versi un aiuto economico al figlio che vedeva per la prima e unica volta. "L'incontro - ha raccontato con semplicità l'attore alla platea di EuropaCinema, che non si perdeva una virgola - sarà durato in tutto dieci minuti. Non ho mai più rivisto mio padre".
In questi giorni è in programmazione nelle sale, anche a Viareggio, l'ultimo film di Sergio Rubini, un bravo attore passato alla regia con risultati interessanti. In questo suo Colpo d'occhio, interpretato da Riccardo Scamarcio e Vittoria Puccini, ha messo lo zampino anche l'artista viareggino Lorenzo Malfatti (nella foto di Sergio Fortuna), realizzando per il film una collana molto particolare che ha un ruolo di rilievo nella vicenda. Malfatti è stato bravo a dar vita a questo monile, un oggetto chiave nel triangolo amoroso in chiave thriller. Anche se confesso, ieri sera gli ho preferito Virzì, giuro che lo andrò a vedere. Rubini mi piace, quasi mai è banale, anche quando è imperfetto.
Domenica è stato presentato il set sul lago Massaciuccoli, lo Chalet di Emilio com'era ai primi del Novecento. La giornata era piena di sole e l'edificio di legno faceva un bell'effetto sullo sfondo lacustre: bastava non guardare gli orrendi viadotti della Bretella o le cave che hanno scorticato le colline. Il restaurato “barchetto” di villa Ginori che nel 1903 trasportò da Massaciuccoli a Torre del Lago Giacomo Puccini, ferito in seguito a un incidente d'auto, completava il quadro, davvero bello a vedersi. Benvenuti era contento e – cosa rara per lui – in cravatta. C'era anche il professor Riccardo Moretti, che sarà Puccini ne La fanciulla del lago. Film senza dialoghi, è stato confermato. Nella colonna sonora una voce narrante, tanta musica di Puccini e i rumori dell'ambiente palustre.
Scusate se insisto, ma voglio parlare ancora di un giovane autore di sceneggiature che sta dimostrando sul campo il proprio valore. Il trentenne Michele Pellegrini, di Forte dei Marmi, ci sa fare. E' tra gli autori di Uno su due di Eugenio Cappuccio, con Fabio Volo, un film che ti riconcilia con il cinema italiano. C'è la sua sigla anche in Non pensarci di Gianni Zanasi (con Valerio Mastandrea, da venerdì 4 nella sale anche da noi), racconto di provincia malin-comico assai apprezzato a Venezia. E firma la sceneggiatura dell'ultimo film di Peter Del Monte, Nelle tue mani. Una storia originale, forse non perfettamente riuscita (a leggere la critica, perché qui a Viareggio chi lo ha visto?), ma interessante come tutte le prove di Del Monte. Dicono che Kasia Smutniak, qui nel primo ruolo da protagonista (è la ragazza col cane di Caos calmo) sia da tenere d'occhio. Proprio come Michele Pellegrini.



Il West di Puccini. Per il 10 marzo è annunciato il primo ciak del film La fanciulla del lago, che racconta un periodo delicato della biografia di Giacomo Puccini. Nel 1909 l'esistenza del compositore fu sconvolta dal suicidio della domestica Doria Manfredi (nella foto). La moglie Elvira aveva accusato la giovane torrelaghese di essere l'amante del marito e la povera Doria si tolse la vita. Com'è noto il regista Paolo Benvenuti durante le ricerche per la preparazione della sceneggiatura ha scoperto l'identità della vera amante segreta di Puccini (Giulia Manfredi, cugina di Doria) e anche l'esistenza di un figlio naturale della stessa Giulia. Questa e altre scoperte (come un filmato inedito che mostra Puccini nella quotidianità) hanno dato molto da scrivere a giornali italiani e stranieri. Il film, girato in sei settimane, racconterà anche la storia della gestazione dell'opera La fanciulla del West. La pellicola dovrebbe essere completata in tempo per il Festival di Venezia, oltre che per essere inserita nella fase centrale delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita del Maestro. Per il suo Puccini cinematografico, Benvenuti ha scelto un vero musicista, Riccardo Moretti. Anche questa produzione - che ha ottenuto il contributo ministeriale per le opere di interesse culturale e artistico - ha l'appoggio della Mediateca Regionale della Toscana.
Il cinema delle vacanze. Il panorama delle uscite 'versiliesi' si completa con una commedia balneare che porta la firma dei fratelli Vanzina, Carlo ed Enrico. Nel cinema c'è una tradizione di film legati alle vacanze sul mare, e da questo punto di vista la Versilia recita un ruolo importante. Così i Vanzina, che nei primi anni '80 rinnovarono il genere con Sapore di mare e Sapore di mare 2 Un anno dopo (il secondo diretto da Bruno Cortini), tornano sul luogo del delitto per Un'estate al mare. Carrellata dell'Italia balneare che tocca Rimini, il Circeo, la Costa Smeralda, Capri, Ischia e naturalmente la Versilia. Qui si girerà fra Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi questa primavera, uscita prevista prima dell'estate. Nel cast Anna Falchi, Gigi Proietti, Lino Banfi e, per l'episodio versiliese, Aida Yespica e Massimo Ceccherini.
Come non citare allora Maria Grazia Billi, la prima e più celebre 'mascotte' - come veniva definita - della Libecciata? Alla banda musicale viareggina, che sfilò per la prima volta al Carnevale del 1954, ho dedicato un articolo sulla rivista Viareggio in maschera di quest'anno. E Maria Grazia Billi, come si ricorderanno i non più giovanissimi, che l'hanno vista sfilare alta e prorompente nella sua bella divisa azzurra, è stata veramente una figura di spicco. Bionda e di statura imponente: era naturale che il cinema si accorgesse di lei. Siamo negli anni Cinquanta; Tirrenia, la Cinecittà in riva all'Arno, è a due passi. La bella Maria Grazia è reclutata per il film Sette canzoni per sette sorelle, regia di Marino Girolami (1957). Trattasi di una parodia del celebre e indimenticabile musical Sette spose per sette fratelli di Stanley Donen. Ci sono Claudio Villa, la 'povera ma bella' Lorella De Luca e la fascinosa Luisa Rivelli. Maria Grazia Billi ha una particina, sufficiente però a suscitare l'interesse degli ammiratori. La stampa dell'epoca scrive che le arrivano, dopo l'apparizione sul grande schermo, "25 chili di lettere". Nello stesso periodo Maria Grazia partecipa a un film documentario di Giorgio Ferroni Noi dell'oceano. La ragazza ha, come si dice, il physique du rôle, tant'è che la chiamano persino per un'apparizione nel film Agente 007, missione Goldfinger (Guy Hamilton, 1964). Il terzo titolo di una serie che ancora continua, è quello che in Italia scatenò la Bond mania.
Proviene dall'ambiente della Festa della canzonetta anche Adolfo Lippi, regista televisivo e cinematografico, nato a Viareggio nel 1940. Giornalista, si cimenta con la regia nello spettacolo leggero carnevalesco, poi si trasferisce a Roma per lavorare in televisione. Per la Rai ha realizzato numerosissimi programmi ed è stato regista di documentari, fiction, concerti e festival. Ha diretto anche due film per il cinema: Ottobre rosa all'Arbat (1992, guarda caso vi ha diretto il concittadino Renzo Rinaldi) e Via del Corso (2000, con Laura Chiatti), prodotti rispettivamente dall'Istituto Luce e da Medusa Cinematografica. E' inoltre autore di opere teatrali ed è stato consigliere di amministrazione dell'Ente Cinema e del Centro Sperimentale di Cinematografia. 